I 3 produttori dell’Alto Adige, dove il vino è una religione

Ci sono regioni d’Italia dove guardare davanti non basta. Per ammirare la bellezza dell’Alto Adige bisogna alzare lo sguardo e restare fermi a respirare la natura in tutta la sua potenza. E Giugno è stato proprio il mese del Sud Tirol, una terra di confine, epica per certi versi ma sempre fedele a sé stessa.

L’abbiamo raccontata attraverso gli occhi di tre produttori e le trame dei loro vini, ma anche con un podcast intriso di storia e aneddoti.

Il podcast di Winey: Le strade del vino

L’Alto Adige: gli artigiani del mese

Dopo essere stati nelle Marche con le Wine Box di Maggio, siamo andati a trovare tre piccoli artigiani dell’Alto Adige, tutti e tre vignaioli indipendenti FIVI, con un attaccamento simbiotico alla terra, alla natura, ai tempi lenti che essa impone. Ci siamo innamorati di un modo così genuino e disinteressato di vivere e trasmettere il vino, la sua sacralità e la sua semplicità.

Bergmannhof – Famiglia Pichler

La terra è la nostra casa“. E a sentir parlare i Pichler, quello per la loro casa è un amore incondizionato e ha un nome specifico: il Bergmannhof. Questo piccolo e ambiziosissimo appezzamento è stato documentato per la prima volta nel XVII secolo ed è di proprietà della famiglia Pichler dal 1851. Dopo Karl e Josef, oggi la conduzione è passata alla terza generazione, nelle mani di Johannes Pichler.

Josef e Johannes Pichler di Bergmannhof

Siamo sulla Strada del Vino, a Riva di Sotto (Appiano) in uno dei territori più vocati d’Italia ad un’altitudine di 270 metri sul livello del mare. Qui, su terreni calcarei, sabbiosi e argillosi – nel cosiddetto “Huberfeld“, i Pichler coltivano in regime naturale e sostenibile le varietà Chardonnay, Sauvignon blanc, Vernatsch, Lagrein, Merlot e Cabernet franc. Ogni loro creatura è figlia di un tempo lento e reca in sé la genuina concezione che il vino sia un viatico per la felicità.

Ansitz Dornach di Patrick Uccelli

Patrick Uccelli è un vignaiolo sincero e autentico come pochi. Agricoltore, enologo ed eterno studioso del vino, è lui a prendersi cura del suolo e delle vigne. Insieme alla moglie Karoline, biologa e cuore pulsante dell’azienda, conducono in regime biodinamico il maso dal 2008.

La vita di Patrick e Katrine è scandita dalle stagioni, dal ritmo ciclico della natura. Questo per loro significa vivere “in armonia con la terra”. Per loro l’agricoltura biodinamica è molto più di una tecnica agricola, rappresenta una filosofia, un processo di sviluppo che passa dai vigneti, agli orti, agli animali fino a comprendere l’uomo. Negli ultimi anni stanno puntando anche sulle varietà PIWI (che significa resistenti agli attacchi dei funghi), le quali consentono di limitare al minimo i trattamenti fitosanitari.

Thurnhof di Andreas Berger

Modesto e determinato. Risoluto e distinto. Andreas Berger è un signore del vino. E ci ha colpiti per questo, per il suo animo nobile, per la robustezza della sua idea di viticoltura, per il suo assoluto impegno al servizio della natura.

Andreas Berger conduce Thurnhof, la sua piccola azienda vinicola, su ripidi pendii coltivati a vite, non lontano dal centro di Bolzano. Fattoria della torre, questo è il significato di Thurnhof. E le etichette, infatti, si ispirano a un affresco del 14esimo secolo realizzato nella cappella di San Vigilio sul Virgolo che raffigura il castello medievale di Weineck, un sentiero, un portone e, appunto, una fattoria all’inizio del sentiero. Si presume che la fattoria sia proprio l’odierno maso Thurnhof, la cui storia risale al 12esimo secolo e arriva dritta fino ad oggi.

Andreas Berger di Thurnhof

Le creazioni di Andreas Berger guardano indietro nel tempo, provengono da 160 anni di tradizione enologica, vissuta e perfezionata sempre più da sei generazioni di viticoltori con un unico obiettivo: la produzione di vini di carattere.

Non perderti la prossima Wine Box, un’altra tappa del nostro viaggio alla scoperta di piccoli grandi produttori.

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